IL CALCIO A RIETI. UNA STORIA NON AUTORIZZATA

di Egisto Fiori

È difficile per chi ha vissuto l’infanzia nell’immediato dopoguerra o nei due decenni successivi, non ricordare le partite di pallone giocate con gli amici nel primo spiazzo disponibile. È altrettanto impossibile dimenticare le figurine dei giocatori, gli album da completare, lo scambio che doveva necessariamente tener conto del valore dei pezzi più rari. A Rieti era molto in voga una tecnica di gioco che consisteva, tramite un forte colpo effettuato con la mano chiusa a coppa, nel far ribaltare il più alto numero di figurine del mazzetto messo in posta.

Negli anni ‘60, bambini e ragazzi organizzavano dispute calcistiche tra vie o quartieri, fermando il gioco al passaggio delle rare autovetture e delimitando le porte con i cappotti o con piccole pietre. Erano veri e propri campionati giocati sull’asfalto, su sterrati irregolari o nei casi più fortunati, in terreni incolti in zone della città ancora non completamente edificate. Si giocava, cercando di imitare i campioni delle prima serie, incuranti delle frequenti sbucciature, delle scarpe ridotte ad uno stato pietoso, di qualche vetro rotto e delle sicure rampogne dei genitori.

Dopo gli anni ‘70, con la proliferazione di numerose radio libere e private, ai tornei calcistici tra aziende o reparti, si unirono anche quelli disputati dalle emittenti reatine. A questo proposito, pubblichiamo una rara foto, forse l’unica esistente, della squadra di Radio Kampo Urbano, scattata probabilmente durante una partita di allenamento in Val Canera.

Alla domenica però, c’era il pallone, quello vero. Non ci si riferisce qui solo alle grandi squadre della serie A e ai suoi campioni, alle voci storiche dei cronisti, alle prime immagini in bianco e nero, proposte dalla RAI ma a quello polveroso, inzaccherato, bagnato, a volte accecato dal sole, che si giocava al Fassini e nei tanti campi di provincia. Già da tempo, c’era chi, con la maglia amaranto-celeste, il calcio lo giocava davvero e noi, adulti e bambini, eravamo là, aggrappati alla rete ad incitare, protestare e a volte, anche a dare qualche consiglio non richiesto, al giocatore che a soli due metri di distanza, era intento a rimettere il fallo laterale. Tra i tifosi più accaniti, va ricordato Lottino, al secolo Armando Moronti, con il suo cappello a larghe tese e la fodera del cappotto piena di merce luccicante. Lupini, noccioline americane, bruscolini e sigarette. Questo solo offriva il convento ma quei sapori, le eco dei colpi sul pallone, i lamenti per qualche contatto più rude, il silenzio assoluto dopo ogni goal subito, sono difficilmente dimenticabili.

Nel capoluogo sabino, il pallone veniva già calciato con una certa perizia, sin dall’inizio del secolo scorso. Si cominciò a giocare nello sterrato di Porta Cintia e successivamente, nel campo di carbonella di Molino della Salce. Era l’epoca di Italo Carotti, Nemesio Ferroni, Ottorino Rocchetti, Tommaso Tomassoni, Gigino Catini, del portiere Fischittu e di tanti altri che hanno contribuito a rendere popolare la passione per il gioco del calcio. Protagoniste del periodo furono le due squadre cittadine Victoria Rieti e Rieti Football Club.

L’arrivo della Supertessile, cambiò per sempre il volto della città ma anche lo sport reatino risentì della complessa trasformazione economica, urbanistica e sociale dovuta alla presenza del nuovo impianto chimico. Grazie all’interessamento del Barone Fassini, nacque infatti, sul finire degli anni ‘20, il primo vero impianto sportivo, teatro di gran parte della storia, a tratti esaltante, del calcio reatino. Dagli anni ‘70, lo stadio Fassini fu anche utilizzato per il rugby, il baseball, gare di ippica e concerti.

Con l’arrivo di Mario Magnozzi iniziò un periodo indimenticabile che vide la Supertessile di Rieti, giocare in serie C e successivamente, nel 1945, con la nascita della Vaccarezza Rieti e al contributo di Florido Floridi, la squadra approdò in serie B.

Pubblichiamo in questa pagina l’immagine di due diversi calendari calcistici. Il primo si riferisce al campionato italiano semiprofessionisti, serie D, girone F, del 1967-1968 e riporta nomi e ruoli dell’intera squadra sabina. Il secondo, sempre relativo, al girone F, si riferisce al campionato 1974-1975.

La storia del calcio reatino è lunga e complessa e tanti sono i giocatori e i personaggi, che andrebbero ricordati. In questa occasione, preferiamo rimandare ogni ulteriore approfondimento alla pubblicistica che nel corso degli anni ha alimentato una memoria importante della città e al puntuale lavoro informativo dei cronisti sportivi che dalle pagine di diverse testate giornalistiche, hanno raccontato sin dagli esordi, la storia delle squadre in campo. Inoltre, il territorio reatino, per le sue caratteristiche, ha ospitato nel tempo, varie squadre delle serie superiore in ritiro. Proponiamo a questo proposito, un filmato dell’Istituto Luce del 1950.

Accanto alla storia ufficiale, esiste anche una narrazione diversa, quella di chi, come tanti altri, ha iniziato a giocare al calcio all’età di dieci anni ed ha continuato a farlo per più di un ventennio, anche militando in squadre di terza categoria. Massimo Rinaldi ha già contribuito, come fotografo, alla realizzazione del primo numero di questa rivista ed è venuto quasi naturale, conoscendo i suoi trascorsi calcistici, coinvolgerlo anche in questa occasione. La sua è una narrazione non ufficiale, basata su ricordi personali emozionanti e densa di aneddoti, di personaggi, di informazioni, che riteniamo possa arricchire quanto già sia stato scritto in altre specifiche pubblicazioni.

Nella prima parte dell’intervista Massimo Rinaldi, racconta il suo esordio nel 1970, grazie ai NAGC, Nuclei Allievi Gioco Calcio, il campo erboso della SCIA, i primi emozionanti allenamenti al Fassini, introducendoci, con poche parole, in un mondo sconosciuto ai più. Tra i suoi ricordi di bambino, ci sono anche i volti e i nomi di tanti giocatori che hanno contribuito a scrivere la storia vissuta del calcio reatino e non solo.

Il racconto personale di Massimo Rinaldi continua con aneddoti della sua gioventù legati alla sua attività calcistica. Ancora una volta, oltre ad amici e compagni di squadra come Eliseo Rosatelli, prematuramente scomparso, ricorda personaggi come il Mister Persenda, nome importante del calcio savonese, allenatore della squadra reatina nella metà degli anni ’70. Nel 1974, la formazione era tornata a dominare il campionato di promozione, riconquistando la serie D.

Archivio di Stato di Rieti, Squadra di calcio ragazzi, 1974
Archivio di Stato di Rieti, Squadra di calcio ragazzi, 1974

Dopo aver conseguito il congedo militare, Massimo Rinaldi, tornato a Rieti, entrò a far parte dell’Alba di Villa Reatina, squadra che definisce di grande tradizione, con cui giocò un campionato in prima categoria. Negli anni ’80, la località di Villa Reatina, conseguentemente allo sviluppo urbanistico e alla nascita del Nucleo Industriale, era ormai considerata un quartiere, seppur periferico, della città di Rieti. Il fatto contribuì ad alimentare rivalità che in parte, esprimevano questioni sociali irrisolte. Anche nella seconda parte dell’intervista, Massimo Rinaldi, ricorda diversi atleti dell’Alba che in qualche caso, giocarono anche in serie C.

Le vicissitudini sportive del nostro narratore, permettono di ricomporre in parte, il puzzle complesso delle squadre, delle categorie e dei personaggi della storia del calcio reatino. Negli anni ‘80 erano in attività oltre alla squadra del rione Borgo, in cui Massimo Rinaldi ha giocato per due stagioni in terza categoria, quella della SNIA-Viscosa e del Molino della Salce. Durante l’intervista si accenna anche alle formazioni del Poggio Bustone e del Cittaducale, fatto che ci ricorda che l’attività calcistica non è una prerogativa della città di Rieti ma un fatto diffuso e vissuto nell’intero territorio.

Con questo piccolo spazio dedicato al calcio reatino, frammentario e parziale, non si è certo preteso di raccontare nella sua complessità e durata la storia di un fenomeno sportivo di così grande rilevanza per la città. Non ci siamo tra l’altro occupati dell’ultimo ventennio le cui retrocessioni, vittorie e cambiamenti societari, sono ben documentati dalla cronaca cittadina. Speriamo comunque di aver fatto cosa gradita, offrendo la possibilità di ripercorrere alcuni momenti di quella storia tramite un punto di vista particolare in cui non prevale l’approccio tecnico ma quello del racconto personale denso non solo di piccoli e grandi fatti, ma soprattutto di passioni, sentimenti e speranze. Prima di lasciarci, ci si permetta di ricordare, seppur con pochissime parole, una figura illustre del calcio reatino e non solo. Manlio Scopigno, cresciuto in città, giocò come terzino in Serie C, con il Rieti ed in seguito, calcò anche i campi erbosi della serie A. Il suo nome è passato alla storia soprattutto per lo scudetto conquistato nel ‘70, come allenatore del Cagliari.

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