ADOLFO LEONI: UN CICLISTA GENTLEMAN

di Francesco Aniballi

Il “bello e buono”, “l’aristocratico del Pedale” (Fausto Coppi), “il cervello in bicicletta” (Giuseppe Olmo) considerato per la sua signorilità il gentleman delle due ruote. Questi alcuni degli appellativi che nel tempo sono simpaticamente affibbiati al campione di ciclismo Adolfo Leoni  umbro d’origine, Gualdo Tadino 1917, ma reatino d’adozione.

Adolfo Leoni proviene da una numerosa famiglia: è il quarto di nove figli perciò ben presto comincia a darsi da fare. Dapprima svolge il mestiere di fattorino alle poste cittadine e se c’è necessità, senza porsi problemi, sale pure al Terminillo. La trasferta è ben retribuita: per l’epoca 5 lire1. Poi lavora a Rieti in un’officina meccanica. Nell’officina la fortuna lo arride. Conosce un osservatore di nuove leve del ciclismo, Luigi Padronetti, patron della sportiva Rieti. Tra il futuro campione e l’allenatore inizia uno stretto sodalizio.

La prima gara in assoluto alla quale Leoni partecipa è una competizione riservata ai figli dei ferrovieri quindicenni. Adolfo è figlio di un ferroviere ma non ha 15 anni. Tuttavia La voglia di gareggiare è tanta: alla fine si iscrive e vince la competizione2. Così inizia la carriera di Adolfo Leoni. E’ infallibile e partecipa vincendo più di cento corse anche quella del campionato italiano dilettanti 1937. Inoltre partecipa al Gran premio di Roma valevole per il campionato ciclistico d’Italia su Strada vinto da Leoni. Nel video di seguito si vede Adolfo che indossa la maglia tricolore ed alza la coppa.

Le sfavillanti performance continuano e così, a venti anni, è convocato nella nazionale dilettanti per partecipare al Campionato del mondo dilettanti che si svolge in Danimarca nel 1937 a Copenaghen. Alcuni credono che non può vincere la competizione ed i pronostici non lo danno neppure tra i favoriti della gara. Ma Adolfo Leoni sbaraglia i pronostici e vince. Tra i dilettanti il titolo è di Leoni. In questo contesto gli viene attribuita, oltre la maglia, anche la medaglia d’oro al valore sportivo3. A Rieti, durante la gara per il mondiale dilettanti, tutti i cittadini reatini sono attaccati alla radio che comunica la vittoria. Molti scendono in strada per raggiungere Piazza del Comune. Tutti ammassati per festeggiare il loro idolo. Arrivano anche le congratulazioni ufficiali da parte del Podestà dell’epoca che lo invita in Comune assieme ad altre autorità4.

Nel 1938, dopo questa brillante affermazione, Leoni passa al professionismo e viene ingaggiato dalla Bianchi che decide di immetterlo da subito in prima squadra. Il bell’Adolfo è amato da tutti, l’idolo che fa impazzire le ragazze. Nel 1940 partecipa al campionato dei professionisti e poi fa il grande balzo al Giro d’Italia dove partecipa e vince 17 volte. Al Giro d’Italia da sfoggio della sua bravura e indossa più volte la maglia rosa5. Nell’edizione 1949 del Giro d’Italia, ad esempio, mantenne la maglia rosa per otto giorni poi persa durante i tapponi alpini Colle della Maddalena, Izoard e Sestriere6: Leoni è un passista veloce. Leoni viene ricordato e raccontato dai giornali dell’epoca come corridore, certo, ma anche un gentiluomo. È talmente famoso e bello che una produzione vuole scritturarlo per il ruolo di Rodolfo Valentino, lui rifiuta7. Pensa al ciclismo e ai suoi impegni con le due ruote.

Partecipa al Giro d’italia e al Gran Premio Roma per il campionato ciclistico d’Italia conquistando la maglia tricolore. Gareggia più volte alla Milano – San Remo, al Circuito degli Assi a Firenze , al Giro del Lazio e vinse la tappa Chianciano – Rieti. Questa tappa fu particolare per Leoni  poiché il traguardo era nella sua città e vinse dedicandola alla sua città, a tutti gli sportivi. Adolfo è molto bravo su pista nella quale eccelle. Il video sotto riportato fa vedere un giro del Lazio dove si nota di sfuggita Leoni mentre dal cronista si sente il nome di Leoni.

Il video seguente fa vedere Leoni al velodromo Appio dove vince poi la competizione.

Nessuno può distrarlo dagli allenamenti e dalle gare ma una persona soltanto è autorizzata a farlo: Maria Luisa Cioni, cantante lirica di cui Leoni si innamora e la sposa nel 19478. Ora nella vita di Adolfo Leoni esistono due amori: la bicicletta e sua moglie. Infatti quando decide di ritirarsi dal professionismo nel 1951 la bicicletta rimane sempre il so primo amore.

Dopo tutte queste grandi affermazioni si ritira dal professionismo nel 1951, anche per seguire la moglie a Milano stabilendosi proprio nella città meneghina.

«Spesso con zio Adolfo andavamo in bicicletta lui da donna ed io con la bicicletta da corsa, molte volte mi diceva di fare una volata ma io non sono riuscito mai a raggiungerlo» ci racconta Giovanni Leoni, nipote di Adolfo Leoni e continua: «Per me Zio Adolfo era un simbolo, capelli nerissimi, bello ed era sempre molto scherzoso con noi. Quando veniva a Rieti, però, il primo saluto era per la madre alla quale era legatissimo – confessa Giovanni – e quando veniva a Rieti tornava spesso nei luoghi dove aveva iniziato a correre i primi kilometri di allenamento sotto la guida di Padronetti». Vince molte tappe ma quella più importante, anche emotivamente, è la Chianciano-Rieti. «In quella occasione – ci spiega il nipote Giovanni – era davvero concentratissimo addirittura sembra che abbia confessato che lui avrebbe vinto la tappa per dedicarla a Rieti, ai reatini sportivi e a tutta la città». Adolfo si era stabilito a Milano e proprio nella città meneghina inizia a costruire biciclette dal nome “Cicli Leoni”. Non durò molto, purtroppo, questo negozio poiché Adolfo ritiratosi dal ciclismo attivo segue sua moglie nei vari spostamenti. Giovanni Leoni ci spiega che «In casa Leoni correvano quasi tutti. Andavano in bicicletta oltre Adolfo anche altri due fratelli Amedeo e Arnaldo. Vincono diverse manifestazioni ciclistiche. Ma ritornando a Adolfo lui è anche un poeta e pare abbia scritto una toccante poesia sul Monte Terminillo».

Sic transit gloria mundi dopo tanto sudore, terra e peripezie ciclistiche varie Adolfo Leoni si spegne a Massa il 19 ottobre 1970 e viene inumato nel cimitero di Milano.

Intorno agli anni ’70, a Rieti, su proposta del Panathlon Club di Rieti fu deciso che il grande campione fosse onorato con un monumento alla memoria. L’opera è del Prof. Bernardino Morsani. Il monumento vede Adolfo Leoni in posizione ciclistica racchiuso tra due tondi che si intersecano.

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[1] “L’altra Pagina” supplemento di attualità de “il Territorio”, anno IV, n. 2.

[2] Ibidem.

[3] Ibidem.

[4] F. Tomassoni, Il Messaggero, Rieti, 23 agosto 2017.

[5] Ibidem.

[6] “Adolfo Leoni  – l’uomo e il campione” dal sito made in Gualdo.

[7] “Scenari”, agosto 2000, anno XI, p. 77.

[8] “Aldo Leoni – l’uomo e il campione” dal sito made in Gualdo.

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