L’EDUCAZIONE FISICA DURANTE IL FASCISMO

di Patrizia Cacciani

La riforma scolastica di Giovanni Gentile, varata nel marzo 1923, innalza l’obbligo scolastico sino ai 14 anni ed istituisce la scuola elementare a ciclo unico. Concluso il primo ciclo lo studente ha quattro strade per scegliere come proseguire gli studi: ginnasio, durata quinquennale che porta all’Università, istituto tecnico, istituto magistrale, specifico per la preparazione dei maestri di scuola elementare, la scuola di avviamento professionale, della durata di tre anni, alla cui conclusione non si proseguiva negli studi.

Una scuola disegnata per le classi medio alte. Le classi su cui il fascismo stava costruendo il consenso per consolidare il potere. La fase rivoluzionaria della Marcia su Roma si sta avviando a conclusione, comincia il periodo della fascistizzazione dello stato.

Archivio Storico Luce, A00030611
Archivio Storico Luce, A00030611, Roma, Scuola all’aperto sull’Aventino, 25 giugno 1931. Giovanni Gentile assiste al saggio ginnico di un gruppo di alunne.

Il R.D. 684 del 15 marzo 1923, a firma di Gentile, costituisce l’Ente Nazionale per l’Educazione Fisica (ENEF) alle dipendenze del Ministero della Pubblica Istruzione. Le lezioni di educazione fisica, degli alunni della scuola secondaria, sono sotto la guida degli istruttori delle società di ginnastica indicate dall’ente e negli impianti iscritti all’ente. Le famiglie devono sostenere costi aggiuntivi perché l’iscrizione all’ente è obbligatoria e l’impegno degli studenti prevede utilizzo di tempo scolastico ed extrascolastico, obbligatorio, perché determina la valutazione finale del rendimento. I docenti di ginnastica in servizio (che si erano formati nei tre istituti magistrali di Torino, Roma e Napoli – che vengono chiusi – istituiti con la Legge 26 dicembre 1909 n. 805, approvata con R.D. il 22 dicembre 1910 n. 959, nota come Legge Daneo/Credaro) vennero messi a riposo non appena raggiunti gli anni di servizio minimo prestato o riassunti dallo Stato in altri uffici. Per tutte queste ragioni, l’ente chiude la sua brevissima esperienza nel 1926.

All’ENEF seguì l’ONB, Opera Nazionale Balilla, per l’assistenza e l’educazione fisica e morale della gioventù (dagli 8 ai 18 anni) R.D. 3 aprile 1926, n. 2247, nel Ministero della Pubblica Istruzione. Il passaggio tra i due enti viene decretato dal R.D.L. 20 novembre 1927, n. 2341.

In una circolare del ministro Pietro Fedele, ministro della Pubblica Istruzione dal 1925 al 1928, le seguenti parole: «la loro educazione fisica e morale come uno degli strumenti più validi ed efficaci per assicurare la grandezza della Patria».

I compiti, propri dei tre Istituti di Magistero di Educazione Fisica aboliti, passarono alla Scuola Superiore di Educazione Fisica, creata a Bologna nel 1925, aggregata alla facoltà di Medicina e Chirurgia, fino al 1927.

Nel 1928 fu sostituita dalla “Regia Accademia Fascista di Educazione Fisica e giovanile di Roma”, ribattezzata con questa denominazione nel 1931, con personalità giuridica ed autonomia amministrativa, didattica e disciplinare, per i maschi, mentre per le femmine fu istituita, nel gennaio del 1931, la “Regia Accademia femminile fascista di Educazione Fisica” con sede ad Orvieto.

Le organizzazioni giovanili erano l’unica via di accesso al PNF. Il Partito era in grado di educare in modo totalitario la gioventù e allo stesso tempo selezionare e formare la futura classe dirigente del regime.

Il R.D.L. 12 settembre 1929, n. 1661, il Ministero della Pubblica Istruzione cambiò denominazione in Ministero dell’Educazione Nazionale. Due mesi dopo con R.D.L. 14 novembre 1929, n. 1992, l’ONB passò alle dirette dipendenze del Ministero dell’Educazione Nazionale.

Nell’ottobre del 1930, il Gran Consiglio del fascismo, creò i Fasci giovanili di combattimento ed insieme alle Giovani Fasciste furono posti alle dipendenze del segretario generale dei GUF. e membro della direzione del PNF, Carlo Scorza. Cruciali e continui contrasti tra il capo dell’ONB, Renato Ricci, e Carlo Scorza determinarono la creazione di un organismo unitario. La GIL, Gioventù Italiana del Littorio, fu istituita con R.D.L. 27 ottobre 1937, n. 1839, alle dirette dipendenze del segretario del PNF. Funzione che, già nel gennaio del 1937, aveva assunto la titolarità di un dicastero come ministro segretario di stato.

L’organizzazione giovanile di Stato e del partito si componeva di tutti i giovani di entrambi i sessi di età compresa tra i 6 e i 21 anni, così suddivisi: Figli della lupa (6/8), Balilla (9/13), Avanguardisti (14/18), Giovani fascisti (18/21), Piccole italiane (9/14), Giovani italiane (15/17), Giovani fasciste (dai 17).

I compiti della GIL: preparazione spirituale, sportiva e premilitare, insegnamento dell’educazione fisica nelle scuole elementari e medie, istituzione e funzionamento di corsi, scuole, collegi e accademie. I campi, le colonie climatiche e il patronato scolastico, i viaggi e le crociere, furono gli strumenti per realizzare gli obiettivi.

L’addestramento sportivo-militare divenne via via sempre più preminente. Nel 1936 Bruno e Vittorio Mussolini, figli del duce, idearono la rassegna sportiva studentesca Ludi Juveniles, attività sportive e competitive: prove obbligatorie in vari sport, come l’atletica leggera, la pallacanestro, palla rilanciata per terziglie (minivolley) e prove facoltative come la caccia, il nuoto, la scherma, l’equitazione, il pugilato, il pattinaggio a rotelle ed il tiro a segno erano i momenti competitivi dei Ludi. Tra le prove anche il percorso di guerra.

Il PNF esigeva uno stretto rapporto tra la scuola e le organizzazioni giovanili fasciste. Questo passava per il coinvolgimento in prima persona dei docenti, che divenne sempre più significativo. La loro funzione non era limitata all’insegnamento nelle scuole, ma dovevano promuovere le attività delle organizzazioni giovanili fasciste.

Dopo la Guerra di Etiopia, Mussolini ritenne la riforma Gentile della scuola inadeguata ad uno stato totalitario. La parola d’ordine era: «Vado verso il popolo e sono con il popolo per comunione di intento e di spirito». L’impero ha bisogno di persone per essere realizzato.

Viene nominato al Ministero dell’Educazione nazionale, il 22 novembre 1936, Giuseppe Bottai, che avviò una intensa attività di contatti con le scuole attraverso convegni e dibattiti.

Nel Gran Consiglio del Fascismo del 19 gennaio 1939, presenta La carta della scuola. Scopo della carta «la volontà di sostituire ad una scuola borghese per principio e per pratica, una scuola popolare, che fosse veramente di tutti e che rispondesse veramente alla necessità di tutti, cioè alla necessità dello Stato» (relaz. al Gran Consiglio del 19 gennaio, ora in La Carta…, p. 57; e Il problema della scuola fascista, relaz. agli insegnanti di Cremona, 22 nov. 1938, ora in La Carta…, p. 204).

Introdusse la scuola materna, costituì la scuola media unica, la scuola del lavoro al posto degli ultimi due anni delle elementari, la scuola artigiana (per i ragazzi dai 9 agli 11 e dagli 11 ai 14 anni); l’ordine femminile; l’introduzione del lavoro manuale; il liceo scientifico allo stesso livello di quello classico. La scuola media unica: la fusione dei corsi inferiori ginnasiale, magistrale e tecnico (ma accanto alla quale restavano le scuole professionali e si ponevano quelle artigiane: queste ultime non davano accesso ad altri studi, salvo ai collegi di Stato. Dopo concorsi e prove supplementari: la scuola professionale apriva la strada a corsi biennali di carattere tecnico che si concludevano con diplomi).

La riforma non diede gli esiti sperati. Mantenne le divisioni classiste del passato, creò una subalternità tra scuola agricola e scuola urbana. L’entrata in guerra cambiò gli scenari.

La Gioventù Italiana del Littorio fu sciolta nel 1943.

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