L’INSEGNAMENTO DELLA GINNASTICA A RIETI ALL’INDOMANI DELL’UNITÀ D’ITALIA

di Maria Giacinta Balducci, Liana Ivagnes, Elisabetta Tarsia

In seguito all’annessione al Regno d’Italia, dopo il plebiscito dell’ottobre 1860, la città di Rieti era stata assegnata alla provincia dell’Umbria ed amministrata da un commissario straordinario, Gioacchino Pepoli che, tra le tante difficoltà ed i problemi organizzativi da affrontare, non trascurò, in un paese con l’80 % di analfabeti, di occuparsi della riorganizzazione della scuola pubblica, con particolare attenzione all’istruzione elementare, fulcro essenziale della lotta all’analfabetismo. Già nel 1860 il commissario del re Biancoli con lettera circolare 1565 del 2 dicembre 1860[1], si era attivato per rendere esecutiva la legge sarda, dando disposizioni alle commissioni municipali di applicare la legge Casati sull’istruzione tecnica ed elementare. Sulla stessa strada proseguì anche Pepoli che, con la circolare 107 del 25 dicembre 1860, raccomandava ai commissari e vicecommissari della provincia dell’Umbria, di dare scrupolosa applicazione alla legge sarda con particolare attenzione all’insegnamento elementare, fornendo al contempo supporto ai Comuni più poveri con la distribuzione dei beni già spettanti alla Compagnia di Gesù[2]. Ai Comuni infatti, la legge Casati aveva affidato la gestione amministrativa delle scuole, le nomine dei maestri, le spese per gli edifici scolastici e le relative attrezzature, ecc.., ma l’aspetto più rilevante fu aver sancito il principio dell’obbligatorietà e gratuità del primo biennio dell’istruzione elementare, stabilendo pene per i genitori che non rispettavano l’obbligo scolastico per i figli[3]. Questo è lo scenario in cui, nonostante le percentuali disastrosamente alte di analfabetismo e le difficoltà nel sostenere l’istruzione elementare e tecnica, già la circolare del 31 dicembre 1860, a firma del ministro della Pubblica istruzione Terenzio Mamiani, ricordava “l’immutabile determinazione” del Governo di istituire in ogni scuola “l’ammaestramento della ginnastica e degli esercizi militari”[4].

Archivio di Stato di Rieti, Circolare del Ministero della pubblica istruzione, 1860
Archivio di Stato di Rieti, Circolare del Ministero della pubblica istruzione, 1860

D’altronde, lo stesso Mamiani, con circolare 69 del 27 marzo 1860 ai Provveditorati, aveva affrontato la tematica dell’ammaestramento negli esercizi militari, ritenuto necessario da più parti, dettando alcune regole come la gratuità dell’insegnamento che non doveva in alcun modo pesare sulle spese delle famiglie, ma anche l’impossibilità da parte del Governo di farsi carico delle spese per il divisamento, che qualora si volessero affrontare, dovevano essere a carico dei Comuni o delle private associazioni. L’insegnamento degli esercizi militari doveva essere svolto nei soli giorni feriali e considerato come un premio ambito per gli allievi più meritevoli, che comunque potevano parteciparvi solo dietro presentazione del consenso scritto dei genitori. Ma come spesso accade, la volontà del legislatore precorreva i tempi e si scontrò spesso con le difficoltà oggettive legate alla carenza di mezzi da parte dei Comuni e spesso anche alla poca volontà da parte di allievi e delle famiglie, molte delle quali già faticavano ad accettare l’obbligo scolastico ed ancora di più il tempo impiegato per gli esercizi ginnici. Uno dei primi problemi che il Comune di Rieti si trovò ad affrontare fu la difficoltà di trovare insegnanti di ginnastica, così, il 26 luglio 1861, il Provveditorato rende noto per volontà del Governo, con circolare del 10 luglio 1861 che la Società ginnastica di Torino aveva istituito un corso trimestrale gratuito di abilitazione all’insegnamento della ginnastica, aperto a tutti coloro che avessero compiuto 18 anni di età e fossero in possesso del diploma elementare. Il provveditore, nel darne notizia al sindaco di Rieti, auspicava che si facessero tutti gli sforzi possibili per inviare qualche persona meritevole, anche istituendo un sussidio per i più bisognosi e meritori. I corsi prevedevano, lezioni ed esercitazioni pratiche quotidiane di ginnastica, nozioni sulla struttura del corpo umano, esercitazioni sull’insegnamento della ginnastica ai giovani. Purtroppo però da Rieti non ci furono iscritti, così, a seguito della raccomandazione del provveditore di attivare i corsi di ginnastica, il sindaco di Rieti scrisse al maggiore comandante del Battaglione nazionale, pregandolo di individuare qualche militare da impiegare come insegnante. Non deve stupire l’assimilazione della ginnastica agli esercizi militari, essendo l’istruzione ginnica da sempre appannaggio dell’esercito, è per questo che ufficiali e sottufficiali furono i primi insegnanti di queste discipline, almeno finché non si trovarono insegnanti muniti della patente per l’insegnamento. Inoltre, nell’Ottocento, l’idea di educazione fisica era, in molti paesi europei, intrinsecamente correlata a quella di addestramento militare e lo sport in generale era visto come mezzo di costruzione di regole e valori condivisi, ivi compresi quelli etico politici. Perciò, in Italia, le attività sportive e specialmente quelle ginniche, assunsero fin dall’inizio una connotazione patriottica, intimamente connessa con gli ideali del Risorgimento.

Fu così che, dal Battaglione nazionale si mise a disposizione l’aiutante maggiore Giuseppe Leonardi, che però poco dopo dovette abbandonare l’incarico. A nulla servì la richiesta del sindaco al direttore del Ginnasio di Rieti affinché individuasse alunni meritevoli delle ultime classi, con più di 18 anni, da inviare a Torino per formarsi come insegnanti, purtroppo la distanza e le spese da sostenere furono di ostacolo. Per supplire all’insegnamento nel periodo febbraio-luglio 1863, il Comando militare del Circondario di Rieti mise a disposizione il sottotenete Massa, finché con seduta del 27 ottobre 1863, il Consiglio comunale decretò vincitore del concorso al posto di istruttore di ginnastica per l’anno 1863-1864 nel ginnasio e nelle scuole tecniche, il sig. Giuseppe Vigna di Torino, unico concorrente. Ogni anno, puntualmente arrivava da parte del Provveditorato la notizia dell’avvio della Scuola di ginnastica di Torino e la richiesta di inviare un candidato da Rieti, finalmente, nel 1865, troviamo le domande di ben due candidati, tra i quali, il Consiglio municipale nella seduta del 29 luglio 1865, scelse a seguito di votazione, Enrico Carloni, cui fu conferito un sussidio di £ 60 mensili per la durata del corso, da restituire in caso di mancato superamento della scuola o di interruzione della stessa. Il candidato si impegnava inoltre, al termine degli studi, a prestare il suo insegnamento in tutti gli istituti della città di Rieti, allo stipendio di £ 40 mensili. Prima di prendere servizio nel gennaio del 1866, Carloni chiese di conoscere il locale dove si sarebbero tenute le lezioni e la fornitura di alcuni attrezzi, indispensabili per iniziare, come le bacchette di faggio, la trave di equilibrio e la trave di appoggio. Provvisoriamente venne concessa in uso la corte di S. Agostino, ma il nuovo e intraprendente maestro evidenziò subito l’inadeguatezza del luogo, proponendo un altro locale che offriva il vantaggio di poter essere unito ad uno attiguo tramite l’abbattimento di un tramezzo e l’apertura di finestroni. Ancora nel 1867 il maestro Carloni chiedeva la fornitura di altri attrezzi, quali le travi di equilibrio e di appoggio, le parallele, la sbarra fissa, come anche la sistemazione del locale e l’anno successivo inaugurava la pratica dei saggi annuali di ginnastica. Nel 1869 il tenente Giovanni Taramasio relazionando sull’esperimento di ginnastica tenuto in quell’anno dal maestro Carloni e dai suoi allievi, lodava il portamento militaresco, la precisione e agilità negli esercizi con gli attrezzi e la sveltezza e destrezza in quelli di combinazione. Ovviamente non mancarono le lodi per il maestro Carloni, rimarcando solo la mancanza negli allievi di un abbigliamento idoneo che prevedeva giubba e pantaloni comodi alla vita. Altrove, in una lettera a firma congiunta con il dott. Egidi Ettore indirizzata al sindaco, confermava che gli esercizi svolti, non essendo esagerati negli sforzi e nei movimenti effettuati, erano da ritenersi adatti allo sviluppo muscolare degli allievi e non pericolosi per la loro salute. Per tutti gli anni seguenti il maestro Carloni si impegnò per il miglioramento dell’insegnamento, chiedendo la fornitura degli attrezzi basilari, il miglioramento del locale adibito a palestra e continuando a organizzare ogni anno il cosiddetto esperimento di ginnastica, cui seguiva sempre la premiazione dei concorrenti e la relazione di Taramasio ed Egidi, rispettivamente per la parte tecnica e medica.

Il maestro Carloni rimase in servizio fino al 1873, anno in cui, divenuto consigliere comunale di Concerviano chiese prima due mesi di sospensione, con la sostituzione del tenente Taramasio e poi, a fine anno, lasciò l’incarico. Gli subentrò il già citato Giovanni Taramasio, proveniente dalla carriera militare, munito delle patenti per l’insegnamento della scherma, della sciabola e del bastone, ma non della ginnastica. Durante la sua permanenza come istruttore di ginnastica, si impegnò nel miglioramento dei locali palestra e degli attrezzi per gli esercizi, disegnandone anche alcuni di sua mano, introdusse anche l’insegnamento della scherma, proseguendo gli esperimenti annuali fino al 1877, anno in cui lasciò la carica per non aver ancora ottenuto la patente per l’insegnamento della ginnastica.

Archivio di Stato di Rieti, Disegno di attrezzo per la ginnastica disegnato dal prof. Taramasio
Archivio di Stato di Rieti, Disegno di attrezzo per la ginnastica disegnato dal prof. Taramasio

A seguito di ciò, nel 1878, il Comune di Rieti bandì un concorso per un posto di insegnante di ginnastica con uno stipendio annuo di £ 1000. Si presentarono 7 concorrenti, tra cui il già noto maestro Enrico Carloni, che nell’adunanza consiliare del 22 ottobre riscosse il massimo dei voti e venne nominato vincitore del concorso per istruttore di ginnastica nelle scuole di Rieti. In questi anni il programma prevedeva esercizi militari, esercizi ginnici di forza, esercitazioni alla sbarra fissa, alle parallele, alla trave e al cavallo. Vi erano, infine, gli esercizi nei salti del fosso, della funicella, nel salto in altezza e in lunghezza, purtroppo, degli alunni iscritti alle lezioni, molti risultarono “mai venuti”, pochi invece gli esonerati e fortunatamente diversi gli allievi promettenti, assidui e diligenti[5]. Negli anni successivi, a seguito della morte del professor Carloni e all’indizione del nuovo concorso nel 1883, con l’arrivo a Rieti del professor Eugenio Benucci, insegnante di ginnastica proveniente da Arezzo, si fece un’ulteriore passo avanti[6], che si concretizzò anche nella pratica extra scolastica di appassionati riuniti in organizzazioni sportive private. E’ il caso della nascita della pro Patria, la società di ginnastica già attiva nel 1886[7], che successivamente prese il nome di Forza e Libertà[8] e che affiancava alla pratica sportiva, anche il servizio alla comunità e l’attività filantropica, come si vide in occasione delle piene del Velino, quando fu proprio il professor Benucci a dare avvio alla nascita del corpo dei pompieri. La società di ginnastica, che già dal 1891 risulta iscritta alla Federazione italiana di ginnastica, ebbe come primo presidente Antonio Stoppani ed un segretario d’eccezione, il professor Angelo Sacchetti Sassetti[9].

In conclusione, dopo anni difficili e tutti in salita, dalla fine degli anni Settanta, l’insegnamento della ginnastica nelle scuole di Rieti, pur con tutte le difficoltà incontrate, sembra ormai consolidato, mentre dagli anni Ottanta l’attività sportiva entra a far parte anche della vita privata dei reatini, si formano infatti diverse società sportive private, tra cui la già citata Forza e libertà, che avranno lunga vita e promuoveranno l’attività di numerosi atleti reatini. Saranno negli anni successivi la riforma Gentile ed il fascismo a sancire la definitiva affermazione del ruolo dell’educazione fisica, conferendo all’insegnamento di questa disciplina una maggiore e definitiva rilevanza.

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[1] ASRi, ACRI, Carteggio amministrativo, titolo V istruzione pubblica, b. 83.

[2] ASRi, ACRI, Carteggio amministrativo, titolo V istruzione pubblica, b. 83.

[3] L. Ivagnes, Alfabetizzazione e scuola nella Rieti dell’ottocento, in R. Lorenzetti (a cura di) Rieti e il suo territorio, 150 anni di storia nell’Italia Unita. Rieti, 2011, pp. 433-438.

[4] Uno dei primi atti legislativi in materia di educazione fisica nella scuola risale al 1859, quando il ministro Casati introducendo l’obbligatorietà della scuola elementare, incluse anche la ginnastica tra le materie di insegnamento.

[5] ASRi, ACRI, Carteggio amministrativo, b. 1153, fascicolo relativo agli anni 1860-79.

[6] ASRi, ACRI, Carteggio amministrativo, b. 1153, fascicolo relativo agli anni 18680-91.

[7] ASRi, ACRI, Carteggio amministrativo, b. 74, fascicolo relativo a Forza e libertà.

[8] ASRi, ACRI, Carteggio amministrativo, b. 1153, fascicolo relativo a Forza e libertà.

[9] F. Fosso, Lo sport a Rieti dall’Unità ai nostri giorni, in R. Lorenzetti (a cura di), Rieti e il suo territorio, 150 anni di storia nell’Italia Unita, Rieti, 2011, pp. 443-444.

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