L’ESPERIENZA NEXT SNIA

La nostra redazione ha intervistato Lorenzo Micheli, il presidente dell’Associazione Next Rieti che porta avanti Next Snia, il progetto di riqualificazione dell’area dell’ex stabilimento industriale reatino. «Abbiamo deciso di occuparci della Snia perché è un centro simbolico del territorio, perché in gran parte è un polmone verde della città, perché vorremmo» spiega Micheli «interrogarci sul passato, sul presente e sul futuro di questo stabilimento».

«Siamo partiti per iniziare il nostro progetto da alcune visioni che contraddistinguono la Snia» prosegue Micheli «prima di tutto il muro che i reatini ormai conoscono transitando sul Viale Maraini o Via Molino della Salce, poi una curiosa storia di un giovane elefante di un circo che si stanziava nell’attuale Piazza XXIII settembre. L’animale durante una permanenza circense nella città sabina morì e quindi si cercò di trovare un posto dove poter sotterrare l’animale. Ancora non si sa dove sia stato seppellito.  Siamo partiti da qui per comparare metaforicamente l’elefante alla Snia poiché esiste uno spazio ingombrante nella città sul quale ci dobbiamo interrogare. Avevamo bisogno di partire da un oggetto aggregante e la Snia lo è poiché in grado di scaldare i cuori delle persone di Rieti che in un modo o nell’altro sono legate allo stabilimento». Molte persone infatti vorrebbero che si riaprissero i cancelli della Snia per poter fruire di quegli spazi perché, dice Micheli, «rimane ancora la memoria storica di tante operaie e tanti operai che lì hanno passato tanti anni della loro vita».

«Fondamentali per impiantare lo stabilimento a Rieti sono stati diversi fattori identitari che hanno permesso a Rieti di avere un vantaggio competitivo per l’epoca: in primis l’Acqua alla quale bisogna ritornare». Ma la Snia ha anche portato a Rieti molte persone che dal nord est dell’Italia sono giunte nel centro della penisola con il loro bagaglio di conoscenze e competenze. «Con la Snia – spiega Micheli – è giunta in città manodopera specializzata, dunque capitale umano, che alla fine è rimasto sul territorio. Così la città è stata bombardata culturalmente e positivamente ed è stata spinta anche ad interrogarsi sul futuro. Identità, partecipazione e consapevolezza sono dunque le tre parole fondamentali a partire dalle quali si gioca il futuro della Snia e qualsiasi intervento che si può fare su questo sito deve avere necessariamente un orizzonte lungo, almeno decennale».

Secondo Micheli la Snia deve ritornare a produrre ma: «in maniera diversa dall’industria del ‘900. In sistesi deve mettere al centro la produzione immateriale quella che viene dalla cultura digitale, umanistica: nella Snia si può sviluppare una nuova realtà di produzione immateriale nel cuore del Centro Italia».

L’intervista integrale sarà pubblicata in questa pagina nella prossima settimana.

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