LA MEMORIA DEL LAVORO. IL RECUPERO DELL’ARCHIVIO DELLA SNIA VISCOSA

a cura di Roberto Lorenzetti

Nell’aprile 2015 le carte della Snia-Viscosa sono state trasferite presso l’Archivio di Stato di Rieti. Il tutto è avvenuto nel contesto del progetto Next Snia che è riuscito a focalizzare l’attenzione sul destino di quell’immenso spazio ubicato tra la città storica e i nuovi quartieri che dagli anni ’20 del ‘900 è stato il grande serbatoio di lavoro per la città di Rieti e il suo territorio. Le carte occupavano vari locali dell’enorme quantità di cubature presenti in quell’area.

 

Erano state devastate, in massima tolte dai loro contenitori e finite a terra, senza più alcun ordine. Una quantità di carte impressionante, misurabile solo dall’altezza dello strato che formavano sopra il pavimento, in alcuni casi di oltre un metro. Le condizioni igieniche erano pessime. I vetri rotti avevano trasformato quei locali in un ambiente privilegiato per ratti e piccioni. La voglia di desistere nell’impresa è stata forte. Come recuperare quei milioni di fogli sciolti? Chi mai avrebbe potuto procedere ad effettuare ad un qualche riordino?

 

Poi però ci siamo detti che lì, in quell’ammasso informe di carte, c’era un capitolo importante della storia di Rieti, forse quello maggiormente significativo per la storia del lavoro, ed allora, dopo aver sottoscritto una apposita convenzione con i vertici del Monte dei Paschi di Siena che ne era proprietario, ci siamo messi all’opera. I colleghi dell’Archivio di Stato si sono offerti volontari, ed iniziato un lavoro tutt’altro che agevole che ci ha impegnato per un lungo periodo.

Traferite le carte presso l’Archivio di Stato e ripulite per quanto è stato possibile farlo, è iniziato un lungo lavoro certosino di ricomposizione dei fascicoli, foglio per foglio, nome dopo nome. Lo stesso è avvenuto per quanto riguarda migliaia di tavole tecniche, anche queste recuperate a terra nei locali che ospitavano l’ufficio tecnico della fabbrica. Migliaia di fogli testimoni dei saperi interni a quell’opificio che hanno rischiato di andare definitivamente perduti.

Nell’osservarli ci siamo però posti un altro problema. Non si trattava di tavole topografiche o architettoniche ma, nella maggioranza dei casi, di progettazioni tecniche per gli usi interni della fabbrica. Difficile per noi decodificarne il contenuto. Abbiamo chiesto aiuto alla facoltà di ingegneria dell’Università di Roma, sezione di Rieti, la sola che potesse metterci a disposizione le giuste competenze per catalogare quei documenti.

Questo è avvenuto, o meglio sta avvenendo, essendo il lavoro ovviamente lunghissimo e tutt’ora in corso. I disegni così come le altre carte sono stati condizionati in contenitori appositamente realizzati dal Laboratorio di Cartotecnica dell’ Archivio di Stato di Rieti ed è in corso la loro ricomposizione e catalogazione.

 

Giovani volontari, tirocinanti, studenti dell’alternanza scuola-lavoro hanno dato un fondamentale contributo affinché oggi questo patrimonio documentario sia stato in massima parte catalogato. Oltre 5000 sono i fascicoli ricomposti e schedati, oltre alla grande quantità di disegni che hanno seguito la stessa sorte.

Presto si potrà fare il punto sull’insieme del materiale e passare alla fase della sua valorizzazione. Una nuova e inedita fonte per studiare la storia economica di Rieti ma anche quella sociale delle migliaia di cittadini che dal 1928 fino alla sua chiusura negli anni ‘80 del ‘900, hanno basato la propria esistenza sul reddito derivante dalla Snia Viscosa.

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