TERMINILLO ANNI ’50 – ’70 NELL’ARCHIVIO FOTOGRAFICO EPT DELL’ARCHIVIO DI STATO DI RIETI

a cura di Giacinta Balducci, Liana Ivagnes

Il cruciale passaggio dal turismo elitario e di regime degli anni ’40 a quello di massa degli anni ’50 – ’70 è ben raccontato nelle immagini conservate nel fondo fotografico dell’Ente Provinciale per il Turismo di Rieti conservato presso l’Archivio di Stato. Numerose sono le immagini riguardanti i momenti significativi che hanno portato alla nascita del Terminillo quale moderno centro montano di ricezione turistica e sportiva, Queste immagini ci mostrano una montagna,  che pur non presentando la maestosità delle Alpi, offriva, a poca distanza da Roma,  notevoli campi da sci e rigogliosi boschi e vallate lussureggianti tra Pian de Valli, Campoforogna e Pian de Rosce e rappresentava la meta ricercata per gli sport invernali ed estivi e per lo svago, appagando in tutti il desiderio di trovare l’ambiente più indicato per un piacevole soggiorno fatto di luce ed aria pura, sia in inverno che in estate. Senza dubbio al successo dello sviluppo turistico di questa montagna contribuì anche la vicinanza con Roma, serbatoio inesauribile di turisti, sportivi e villeggianti. E’ comunque certo che l’Ente provinciale del turismo, anche insieme ad altre associazioni, dette un contributo determinante alla  valorizzazione della stazione del Terminillo; in particolare si adoperò per inserirla nel quadro di manifestazioni nazionali, quali per esempio la Festa nazionale della montagna che richiamò un gran numero di turisti.  Memorabile fu la VII^ edizione del 1958, durante la quale fu inaugurata la cappella di San Giovanni Gualberto, patrono della Guardia forestale a Campoforogna. Anche il boom economico degli anni ’60 e la diffusione dell’utilitaria fecero si che il turismo diventasse ancor più un fenomeno di massa e le famiglie potessero raggiungere i luoghi turistici con più facilità, anche per una sola giornata o per una semplice scampagnata all’aria aperta. Anche le numerose edizioni delle Esposizioni nazionali canine che si tennero al Terminillo, promosse dall’E.P.T., dal 1949 agli anni ’60, destinate inizialmente ad un pubblico esclusivo, divennero occasione per incrementare considerevolmente le presenze nel centro montano; folle di curiosi si accalcavano nel piazzale Roma per ammirare i vari esemplari di razze canine, provenienti da ogni parte d’Italia e orgogliosamente presentati dai loro aristocratici proprietari.

 

 

Nelle stagioni invernali tra gli anni ’60 e ’70, con il potenziamento degli impianti di risalita e l’aumentata richiesta degli appassionati di questo sport invernale, si incrementarono le lezioni di sci collettive.  La ricettività cambiava e si adeguava ai nuovi flussi turistici: non più grandi alberghi di categoria superiore, come il Savoia, destinati, negli Anni Trenta, ad una clientela d’élite, ma alberghi più modesti, accessibili ad una più larga fascia di turisti.

Altra realizzazione turisticamente notevole fu la costruzione della chiesa dedicata a San Francesco, pregevole opera di alto livello architettonico che si rese necessaria soprattutto per colmare la lacuna dei servizi religiosi fino ad allora tenuti all’aperto, sia d’estate che d’inverno, e per l’ aumentato flusso di turisti domenicali.

Il decennio 1950-’60 caratterizzò poi la montagna anche come ambiente ideale per set cinematografici. I protagonisti di brillanti commedie all’italiana, Vittorio Gassman, Sylva Koscina, Anna Maria Ferrero, solo per citarne alcuni, fotografati sulle piste innevate del Terminillo in tenuta sportiva da sciatori, costituirono spesso oggetto di immagini a scopo propagandistico. Era frequente incontrare anche personaggi politici di spicco oltre che alcuni dei grandi campioni dello sport.

Di fatto, dal 1956, anno in cui uscì il primo numero della rivista dell’Ente provinciale per il turismo, e negli anni a seguire, diversi articoli e immagini, oltre a descriverci il Terminillo in questo periodo, testimoniano, a circa venti anni di distanza dalla costruzione della strada rotabile, l’incredibile sviluppo turistico  e soprattutto il nuovo rapporto che si era andato instaurando tra l’uomo e questa montagna. La crescita di strutture di soggiorno, di punti di ristoro, di case per ferie aziendali, trasformarono questa montagna, una volta inaccessibile, in centro turistico montano molto frequentato.

 

 

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