EGISTO FIORI: LA GRANDE GUERRA E I MANUALI DI ADDESTRAMENTO MILITARE

a cura di Egisto Fiori

Il 1917, per il Regio esercito, fu il terzo anno di guerra, il «più lungo, il più drammatico, il più sanguigno». Fu anche l’anno che vide protagonisti al fronte “i ragazzi del ‘99”, i giovanissimi, la risorsa estrema che si rivelò fondamentale nel determinare gli esiti del primo conflitto mondiale. I nati nel 1899, costituirono l’ultima leva che fu chiamata, come esortava Vittorio Emanuele Orlando, il presidente del Consiglio di allora, a “resistere, resistere, resistere!” sul fiume Piave. Quei ragazzi resistettero ed avanzarono, contribuendo alla “Vittoria” ed entrando nella leggenda. Erano circa 265.000, spesso non avevano ancora compiuto i 18 anni e decine di migliaia di loro non sono più tornati dal fronte del Nord-est. È commovente guardare i loro volti impressi nelle foto dell’epoca, il loro sguardo di adolescenti, tra cui quello di Egisto Fiori, mio nonno paterno, fante del 112 reggimento. In altra pagina, è stato pubblicato un breve resoconto della partecipazione di Egisto Fiori al primo conflitto mondiale. Era un “ragazzo del ‘99”, originario di Petrella Salto, comune allora inserito nella provincia de L’Aquila. A corredo dell’articolo sono presenti anche alcune foto del fante, tratte dall’archivio di famiglia, e la riproduzione di alcuni oggetti che testimoniano la sua presenza nelle sanguinose battaglie dell’ultimo anno di guerra. Non tutta la memoria d’archivio è stata pubblicata in precedenza e quindi si utilizzerà questo spazio per inserire nuovo materiale nella convinzione che gli oggetti, i documenti e le diverse pubblicazioni, pur se appartenuti ad un singolo individuo, possano essere comunque utili alla ricostruzione di un momento drammatico della nostra storia collettiva.

L’utilizzo di nuovi armamenti, sollecitato anche dalle esigenze finanziarie delle grandi industrie, introdotto e sviluppato durante il corso della prima guerra mondiale, provocarono una vera e propria carneficina. Quasi la metà dei soldati italiani morì ucciso dal nemico, oltre il trenta per cento dalle malattie e ed il venti per cento risultò disperso. È noto l’utilizzo dei gas che l’esercito italiano aveva già cominciato ad utilizzare nelle guerre coloniali, ma anche quello dei primi carri armati che fecero la loro comparsa sul fronte delle Somme, dove avvenne una delle carneficine più spaventose. Il primo conflitto mondiale vide protagonisti uomini, animali e mezzi.

Tra le cose appartenute ad Egisto Fiori, troviamo diversi manuali di addestramento militare, alcuni corredati di disegni ed addirittura di foto esplicative. I libretti, tutti di dimensione tascabile, sono stati pubblicati, prima dell’entrata in guerra o nel fuoco dei combattimenti e quelli qui presentati, sono stati scelti come testimonianza della novità introdotte durante la prima guerra mondiale. Essa non fu solo una straziante guerra di trincea ma anche un conflitto tecnologico in cui vennero inventate e perfezionate nuove armi e diverse tecniche di comunicazione.

L’aviazione fu fondamentale nel determinare gli esiti del conflitto ma l’impiego iniziale dei primi fragili aeroplani, fu soprattutto quello della ricognizione del campo nemico. Allo scoppiare del conflitto, il terrore dei cieli era rappresentato soprattutto dal dirigibile che fu utilizzato anche contro la popolazione civile, come purtroppo ricorda il terribile bombardamento di Londra, ad opera degli Zeppelin, del 31 maggio 1915. Questi mostri volanti, avevano un’autonomia di volo di circa 3.500 km e potevano caricare anche 80 bombe. Il giovane Churchill, da qualche anno Ministro della Marina inglese, intuendo il potenziale offensivo dei dirigibili decise che il modo migliore per prevenirne gli attacchi era quello di colpirli nei loro stessi hangar, in Germania. I Dirigibili, con varie funzioni, vennero utilizzati anche al fronte e quindi furono messe in atto tecniche di fucileria contro queste macchine dell’aria a cui ben presto si unirono anche gli aerei che, ormai muniti di armi leggere, erano stati messi in grado di sganciare anche ordigni. L’unica difesa possibile della fanteria italiana era costituita dal leggendario 91, cioè dal fucile Carcano Modello 1891 adottato dal Regio Esercito nel 1892, e dalla bravura dei suoi tiratori. Il manuale appartenuto a Egisto Fiori, racchiude le norme per l’esecuzione del tiro di fucileria contro aeroplani e dirigibili. È stato pubblicato nel 1915 e fa riferimento alla circolare 410 IM del 10 maggio dello stesso anno, data che precede di solo due settimane l’entrata in guerra. Le istruzioni risentono quindi del livello tecnologico del momento: «[…] Gli aereoplani hanno velocità da 22 a 33 metri al minuto secondo, i dirigibili da 15 a 22 metri circa […]». Nel manuale sono contenute una serie di avvertenze per evitare che i tiri verso l’alto possano colpire le proprie truppe o addirittura mezzi aerei alleati. Così ad esempio in una tabella viene indicato come regolare gli “alzi” del fucile 91, in rapporto alla distanza e all’altezza dell’oggetto volante (n. 1-12).

Un intero manuale è dedicato al tiro e in particolare all’uso del fucile 91, arma in dotazione alla fanteria, che fu uno dei protagonisti della prima guerra mondiale. Diverse pagine presentano disegni in cui si consigliano, conformemente alle variabili del combattimento, le posizioni del corpo più opportune al tiro (n. 13-29).

Nella prima guerra mondiale vennero utilizzati aerei, carri armati, sommergibili, ma anche gas di vario tipo e lanciafiamme. Nonostante ciò, una delle armi che al fronte fece più vittime, è stata comunque la mitragliatrice. Questo è dovuto non solo alla sua indubbia pericolosità, alla relativa maneggevolezza e al numero comunque elevato di esemplari impiegati al fronte ma anche alla tattica militare delle continue e spesso controproducenti “spallate al nemico” che, in particolar modo, ha caratterizzato il comando del generale Cadorna, in seguito sostituito da Armando Diaz. Si inviavano i fanti all’assalto verso i reticolati e spesso venivano falciati dai colpi di mitragliatrici ben protette e collocate in punti nevralgici. Centinaia di migliaia di fanti italiani sono morti così: le mitragliatrici del nemico che crepitavano avanti e quelle dei Carabinieri Regi alle spalle, pronte a far fuoco alla minima incertezza (n. 30-32).

Durante il conflitto, subirono modifiche non solo le armi e le tattiche di combattimento. I sistemi di comunicazioni si rivelarono importantissimi e in più di un caso, la loro carenza o efficienza non solo determinarono l’esito di molte battaglie ma salvarono anche la vita di molti militari che rischiavano, non infrequentemente, di rimanere vittime del fuoco amico. Nel 1915 la trasmissione radiofonica poteva già varcare i confini oceanici e quindi, furono addestrati parecchi addetti con il fine di mantenere collegamenti tra il fronte e le retrovie. Nacquero nuove figure professionali capaci di decifrare codici e codificazioni, così come i sistemi di spionaggio. Al fronte, alle consuete comunicazioni con le bandiere, si unirono quelle tramite i segnali luminosi. Egisto Fiori, come risulta dal suo foglio di congedo, oltre nel lancio di bombe a mano, nell’utilizzo di mitragliatrici Fiat e Saint-Étienne, era anche provetto nelle segnalazioni a lampo di colore e in quelle più tradizionali, a bandiera (n. 33-44).

 

 

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