AMATRICE E IL SUO TERRITORIO NEL FONDO FOTOGRAFICO EPT DELL’ARCHIVIO DI STATO DI RIETI

a cura di Maria Giacinta Balducci e Liana Ivagnes

A metà del secolo scorso, con il diffondersi del turismo di massa, anche nell’ambito della nostra provincia, costituitasi da pochi decenni, si intensificò l’attività del principale ente preposto allo sviluppo del turismo. Alla rivista “Sabina”, pubblicata a cura dell’Ente Provinciale del Turismo tra gli anni ’50 e gli anni ’60 del Novecento, fu affidato il compito di presentare, in una sorta di vetrina ampiamente corredata di immagini, le bellezze naturali e artistiche della provincia di Rieti, in particolare dei comuni che potessero costituire un’attrazione dal punto di vista paesaggistico e storico-artistico.

Nel fondo fotografico dell’E.P.T. si conservano più di ottanta foto di Amatrice, realizzate dagli studi fotografici più conosciuti di Rieti e di Roma. Questo paese dell’alta valle del Tronto rappresentava, infatti, la meta climaticamente ideale per chi voleva godere gli aspetti del paesaggio montano senza allontanarsi troppo dalla capitale.

L’immagine dell’invaso artificiale dello Scandarello, con lo sfondo di cime imponenti come i Monti della Laga (n. 1, n. 2), dà quasi l’illusione di un paesaggio alpino. La cittadina ai piedi di questa corona di montagne fra le più alte dell’Appennino si presenta con i suoi angoli silenziosi e tranquilli (n. 3, n. 4, n. 5), con il corso che la caratterizza subito come città di fondazione angioina e con la massiccia torre civica (n. 6). Anche nelle piccole frazioni le fotografie mostrano gli angoli più caratteristici, come in questa veduta da Colli (n. 7).

Si scoprono, poi, le fontane (n. 8, n. 9) e le piazzette, quella dominata dalla chiesa di S. Francesco e quella sovrastata dalla chiesa di S. Agostino che, all’estremo lembo del centro storico, si addossa ad una delle porte dell’antica cinta muraria (n. 10, n. 11). Nelle immagini dei due portali tardo-gotici sono ancora visibili le statue inserite nelle lunette, purtroppo, nel caso della chiesa di S. Agostino, scomparse già prima dell’ultimo evento sismico.

Ma è l’interno di alcune chiese, con i loro affreschi e i loro oggetti di oreficeria che viene presentato come uno scrigno di tesori artistici. Nella raccolta trovano posto anche il S. Sebastiano della chiesa di S. Emidio, il prezioso reliquiario che conserva il cammeo detto della Madonna di Filetta (n. 12), le raffinate croci processionali in argento, opera di Pietro Paolo Vannini e le immagini degli affreschi della chiesa di S. Francesco e di S. Maria delle Grazie. Le foto ci mostrano oggetti liturgici quattrocenteschi conservati gelosamente, con devozione e con orgoglio, nonostante i rovinosi eventi sismici dei secoli passati, tra cui quello del 1703. E, infine, nelle fotografie dell’E.P.T. non si trascura neanche l’aspetto gastronomico: nessuno, in realtà, poteva pubblicizzare meglio Amatrice, la città dei famosi spaghetti e di generazioni di ristoratori che a Roma hanno fatto conoscere questa loro specialità se non Aldo Fabrizi, ritratto mentre degusta, con evidente, bonaria soddisfazione il famoso piatto (n. 13).

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