I COMPLESSI E I CLUB DI RIETI NEGLI ANNI ’60

a cura di Francesco Aniballi

Anni ’60: capelloni, pantaloni a zampa, club, chitarre e batterie. Nuovi modi di vestire, nuovi look, nuova musica irrompono nella società italiana. Si assiste ad una vera e propria rivoluzione che coinvolge le grandi città e pian piano anche i piccoli centri di provincia in cui lo stile di vita beat faticò, e non poco, ad imporsi. Anche a Rieti i nuovi costumi non furono accettati con leggerezza ma, a dispetto di quanto oggi si può credere, perfino nel tranquillo capoluogo sabino arrivò dirompente il beat. Tra confronti (e scontri) generazionali la società reatina inizia a recepire nuove tendenze in campo sociale e, soprattutto, in campo musicale. Fanno le prime comparse le vertiginose minigonne, fieramente ostentate dalle ragazze, le nuove acconciature cotonate e, per i maschietti, i pantaloni a zampa. Naturalmente i primi ad essere investiti da questa ondata di novità sono i giovani. Adolescenti di 15, 16 anni iniziano ad ascoltare nuove sonorità che arrivano dall’America e soprattutto dall’Inghilterra. Le radio diffondono nuovi sound decisamente differenti da quelli cadenzati e paludati trasmessi e suonati dalle orchestre di fine anni ’50 inizio anni ’60. Le riviste specializzate di musica e costume dedicano diversi articoli a un complesso che sta spopolando e dettando le nuove regole della musica mondiale: i Beatles. Assieme ai loro conterranei Rolling Stones, i futuri baronetti di Liverpool fanno avvicinare molti ragazzi al nuovo modo di fare musica.

 

Nella città sabina diversi sono i complessi che, sulle orme dei loro idoli d’oltremanica, si formano e creano il proprio repertorio. Allestiscono anche delle sale prove private ripulendo cantine, svuotando garage che, alla bisogna, diventavano ambiti ritrovi per ascoltare musica dal vivo. Nascono i famosi Clubs. In oni Clubs c’è naturalmente un gruppo che, a dirla con lo sleng di oggi, è resident e contemporaneamente “proprietario” del luogo di ritrovo. A Rieti, nella seconda metà degli anni ’60, se ne contano circa 15. Pochi sono quelli più in voga: il Club ’66, il Sonital club (poi Covo), esistiti fino agli anni ’80. Il Club ’66 è quello più alla moda. Allestito nel centro storico di Rieti, in via del Seminario, dal Gruppo residente I sabini. Il fondatore è Roberto Lucandri tra l’altro anche cantante del complesso. Il nocciolo duro del complesso comprende, oltre Lucandri, Capasso, al basso, Tonino Orsini, chitarra, Tonino Carotti, chitarra, Mauro Cipitelli, chitarra, e Franco Cipitelli, batteria. “L’ascolto della musica dei Beatless – spiega Franco Cipitelli – ci ha entusiasmato in quegli anni. Tutti noi abbiamo comprato i loro 45 giri per cercare di carpire le sonorità dei motivi che erano sicuramente di rottura con i generi musicali ascoltati fino a quel momento”. Sono i Beatles, dunque, a spingere i ragazzi de “I sabini” ad avvicinarsi alla nuova musica beat. Mauro Cipitelli ha già studiato chitarra con un maestro reatino di fama e la notte è sempre attraccato alla radio per “captare le nuove sonorità, il soud affascinante, che assieme ai testi di Dilan spingono i giovani a fare qualcosa di nuovo”. Ma come ripetere quasi fedelmente le note ascoltate alla radio? Mauro decide di acquistare una chitarra dal nome altisonante: stratocaster prodotta da una fabbrica americana molto conosciuta tra gli addetti ai lavori: la Fender. Insomma la tecnica c’è, gli strumenti pure, il gruppo anche ed allora i Sabini iniziano a scoprire il nuovo mondo della musica beat. Roma è a due passi e molti sono i viaggi che i 6 giovani organizzano verso la capitale per ascoltare, copiare, cercare di capire come suonano i complessi inglesi che si esibiscono nel sancta sanctorum della musica beat: il Piper Club di Via Tagliamento. Franco Cipitelli ascolta e guarda con attenzione tutte le mosse e la ritmica dei batteristi per poterla poi ripetere durante le esibizioni in terra reatina. La storia dei sabini, quindi, nasce così e da lì inizia la loro ascesa. Si esibiscono sempre al club ’66 che durante le loro serate è sempre pieno. La carriera dei sabini è sempre più in discesa. Sono addirittura invitati al Piper. I sabini poi partecipano alla kermesse canora “Festival dei complessi”, poi “Parata di Primavera”,  che vede Rieti per 4 anni di fila protagonista della musica beat nazionale. Sul palco del Vaspasiano, e poi del cinema Moderno, si esibiscono New Dada, I Giganti, I nomadi, Peppino di Capri. Molti di questi artisti nelle pause del festival sono ospiti nei club reatini. Spesso lasciano traccia della loro presenza autografando parti di muro con dei gessetti e concedendo foto con i componenti del gruppo proprietario del club. I sabini partecipano all’evento dopo l’invito dell’impresario Palumbo, ideatore dell’iniziativa, che vista la popolarità dei Sabini decide di farli partecipare al festival. Il gruppo si esibisce nelle varie edizioni in accoppiata con i New Dada, i Giganti, Mino Reitano.

 

“Dopo il Festival dei Complessi sorgono a Rieti venti, trenta gruppi” spiega Aldo Lafiandra, uno dei componenti del complesso Sonital composto all’epoca da Ludovico Renzi, fondatore, Alberto Fiori, chitarra, Ezio Pierotti, batteria, e lo stesso Lafiandra alla chitarra. Il loro luogo di prove è il Sonital Club in Via Alemanni, proprio dietro la piazza del Comune, “I ragazzi dei gruppi cercavano di acquistare gli strumenti  – spiega Lafiandra – ma le risorse economiche erano scarse e quindi spesso si adattavano fustini di detersivo per la batteria, radio come amplificatori, chitarre adattate a basso” ma la voglia di suonare è tanta e gli emuli reatini dei Beatles non si fermano di fronte a queste problematiche. Aldo Lafiandra, che tra l’altro sta redigendo un ricco volume sull’attività e la vita dei complessi a Rieti, spiega che nei club “ dalle ore sedici alle ore venti, questi erano gli orari di apertura, si esibivano diversi gruppi specialmente nel club ’66”. Durante le domeniche pomeriggio questi luoghi sono presi d’assalto dagli sciatori romani che, prima di rientrare nella capitale, riscendendo dal Terminillo, fanno una capatina nei club della città. Non è immune dalla “visita” degli avventori neppure il club di residenza dei Sonital sorto poco dopo il blasonato Club ’66. In questa cantina il sound è differente: è piuttosto rockeggiante. “Nei club spesso si andava quando si faceva sega a scuola – spiega Lafiandra – oppure per rimorchiare. Molte coppie sono nate proprio tra le mura dei vari club”.  A questo proposito Franco Cipitelli racconta che: “ il ballo più in voga in quegli anni era il ballo del mattone ovvero un movimento che copriva al massimo 20 centimetri quadrati cercando di arrivare ad un seppur minimo contatti fisico con la ragazza”. Ed ancora Mauro Cipitelli racconta che: “molte coppie, che si sono formate nei club, bonariamente mi accusano di essere stato i colpevole del loro amore ma io sono completamente innocente”.

Ma l’attività dei gruppi non si ferma all’esibizione nei club. Infatti, spiega Lafiandra, “quando c’erano le feste studentesche o quelle estive molti gruppi si esibivano nei locali dei dopolavori industriali della città, all’interno della piscina comunale e al Salone degli Specchi (o Circolo di Lettura) dove si svolgevano la maggior parte delle feste studentesche”.

Far parte dei gruppi significa anche solidarietà Infatti, in occasione dell’alluvione di Firenze del novembre 1966, tutti i complessi reatini si riuniscono e raccolgono con la loro esibizione cinquecentomila lire devolute completamente alla città toscana.

Anche il gentil sesso è protagonista tra le formazioni musicali cittadine. Infatti non è infrequente imbattersi in ragazze componenti di primordiali band.

“Molte volte si suonava anche nei paesi della provincia – racconta Lafiandra – le situazioni erano le più disprate: non c’era lo scarico a terra e più una volta ci siamo beccati delle notevoli “schicchere” di corrente, oppure l’illuminazione era scarsa. I microfoni scarseggiano e spesso uno soltanto era usato per più cantanti”.  

Altra nota interessante l’abbigliamento scenico dei gruppi. Mentre I Sabini avevano delle divise piuttosto ricercate e modaiole, i Sonital decidono di comprare i loro “abiti di scena” nel famoso negozio di Roma Carnaby Street dando vita ad un abbigliamento che, se paragonato ad oggi, può apparire decisamente eccentrico ma per l’epoca era il massimo per chi suonava il rock: pantaloni a righe rosse e verdi e camicie a quadrettoni.

Un altro gruppo, tuttavia, suona a Rieti e riscuote parecchio successo: si tratta de I Titani. Anch’essi hanno un club che viene aperto proprio a ridosso di Piazza San Rufo, il centro geografico d’Italia. “Eravamo la seconda linea – spiega Roberto Ficorilli uno dei componenti del gruppo – dopo i nostri fratelli maggiori I Sabini, i Lovers, i Friends che erano già scafati e suonavano piuttosto bene”. I Titani nascono, dunque, quasi per caso e iniziano a strimpellare anche loro motivi dei Beatles, dei Rolling Stones, ma anche cover dei Dik Dik, Camaleonti, Equipe 84. La formazione originaria è composta dallo stesso Ficorilli alla chitarra, Paolo De Sisto, voce, il batterista Dino Zuccari e poi il bassista Gianni Fabi. La particolarità di questo complesso è la presenza di una donna che nel primo periodo ha condiviso la scena con i giovinastri bit. La cantante Elia Bucci, infatti, è la prima frontwoman del complesso.

Pian piano il gruppo si fa conoscere e comincia a suonare nei club “buoni” della città dapprima il Lovers Club e poi il Sonital (poi divenuto Covo) nel quale divengono presenza fissa per diversi anni. Ma uno degli aneddoti più interessanti che riguardano i Titani è legato al festival di Pozzaglia Sabina, kermesse di notevole importanza nel panorama degli eventi musicali ripreso anche dalla RAI. “Scoprimmo questo festival e decidemmo di partecipare – racconta Ficorilli – in palio c’erano cinquantamila lire oppure la partecipazione ad una trasmissione televisiva registrata dalla RAI proprio a Pozzaglia. Vincemmo la serata ma rifiutammo il premio in denaro a favore della trasmissione tv. Qualche mese dopo, nel pomeriggio, sui canali delle reti RAI trasmisero in differita la registrazione della serata. Accanto ai numerosi big presenti c’eravamo anche noi: fu una soddisfazione non da poco”.

 

One Comment

  1. Lino Martini

    Sono reatino di adozione da poco più di trent’anni e nulla sapevo di questo interessantissimo spicchio della società reatina. L’articolo ha sicuramente arricchito le mie conoscenze sul nostro meraviglioso territorio. Grazie Francesco e, ………. ad maiora! LINO MARTINI

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