Enrico Blasi, dalla Sabina alla Campagna di Russia. Una storia raccontata dal nipote Roberto D’Angeli con l’uso di documentazione eccezionale

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Enrico Blasi nasce a San Filippo di Contigliano, vicino Rieti, nel 1911. Nei primi anni ’30 lavora come cuoco a Roma al Grand Hotel al servizio del re di Spagna in esilio Alfonso XIII.

Nel marzo del 1935, in occasione delle nozze a Roma di Jaime di Borbone, secondogenito del re, con la principessa Emanuela di Dampierre, riceve dagli sposi una foto con dedica e la bomboniera del matrimonio.

Richiamato alle armi nel dicembre del 1940 partecipa nell’aprile-maggio del 1941 alle operazioni di guerra sul fronte balcanico. Dopo la dichiarazione di guerra all’Unione Sovietica, parte l’11 luglio 1941, per svolgere servizio nella mensa ufficiali presso il Quartier Generale del XXXV Corpo d’armata dell’ARMIR – Armata italiana in Russia (vedi i link alle pagine con la loro storia ).

Promosso sergente nel novembre del 1942, è rimpatriato per avvicendamento nell’aprile 1943.

Catturato dai tedeschi a Bolzano il giorno dell’annuncio dell’armistizio tra l’Italia e gli Alleati, l’8 settembre 1943, è deportato in Germania il giorno successivo nel campo di prigionia di Fürstenberg sull’Oder, Stalag III B.

[Qui il link a una pagina dove trovare la videointervista a un altro italiano prigioniero nello stesso campo che racconta le condizioni di vita al campo. Si segnala anche l’interessante il progetto Memorie in cammino dell’Istituto Cervi].

Registrato col numero 300034, Enrico Blasi è immatricolato come prigioniero di guerra.

Il 20 settembre, poco prima della proclamazione ufficiale del nuovo stato fascista, per ordine di Hitler i soldati italiani detenuti che hanno escluso di passare nelle fila dei tedeschi, acquisiscono lo status di “Internati militari italiani” (IMI – leggi la loro storia), una definizione che elude la protezione della Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra. Nell’ottobre del 1943 il numero complessivo nello Stalag IIIB è di 43.832 internati, di diverse nazionalità tra cui, in larga parte, americani, francesi e jugoslavi. Gli italiani sono 13.563.

Nonostante le ripetute visite in campo di ufficiali dell’esercito repubblicano italiano e membri del partito fascista che propongono di aderire alla Repubblica sociale italiana, il sergente Blasi rifiuta di continuare a combattere a fianco dei tedeschi.

Nell’estate del 1944, dopo gli accordi intercorsi tra Mussolini e Hitler nell’incontro del 20 luglio che trasformano obbligatoriamente gli IMI in lavoratori civili, a Enrico Blasi viene rilasciato il libretto del lavoro.

Con l’avvicinarsi delle truppe sovietiche il campo è evacuato dal 19 febbraio 1945 e parte degli internati trasferiti verso l’interno del Reich.

Enrico Blasi è liberato dagli Alleati il 10 maggio 1945 e torna in Italia il 4 novembre 1945.

Nel dopoguerra riprende la sua professione di cuoco a Rieti conosciuto col nome di “Richetto” e si sposa con Maria Martellucci.  Dalla loro unione nasce nel 1950 Luciana. Si spegne serenamente nel 1999 all’età di 88 anni.

Durante la permanenza in territorio sovietico diviene amico di un fotografo appartenente alla 33ª squadra fotografica al seguito delle truppe. Da lui riceve in regalo molte foto che lo ritraggono e anche scatti relativi alle operazioni di guerra e di vita al fronte. Sono duplicati, stampe non proprio perfette e immagini scartate. Tra queste, ve ne sono diverse che non compariranno mai nei cinegiornali e nella propaganda del regime: la cattura ad armi spianate e la sorveglianza di uomini in abiti civili, probabilmente partigiani. Le fotografie seguenti sono dunque inedite, eccezionali per il loro valore documentario.

Enrico Blasi

Vita al fronte

Cattura e sorveglianza di prigionieri militari e civili

A seguire, dopo le immagini precedenti, si propone un film dell’Archivio Luce relativo all’impiego dei prigionieri di guerra durante la campagna russa:

Momenti di guerra durante la campagna di Russia, nei film Luce e nelle foto di Enrico Blasi

Sarà interessante per gli studenti confrontare alcune immagini precedenti che ritraggono sfollati e profughi civili russi con la propaganda del Giornale Luce che segue:

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