L’ABBAZIA DI FARFA NELLE IMMAGINI DELL’ARCHIVIO STORICO LUCE

a cura di Patrizia Cacciani 

“Iste est quem tibi promiseram locus”: “Questo è il luogo che ti avevo promesso”. Parole rivolte dalla Madonna a S. Tommaso di Moriana, restauratore di Farfa, per indicargli il luogo dove erano le rovine dell’Abbazia distrutta, ricostruita poi dal santo: il luogo dell’attuale monastero. Con questa frase latina si apre la storia dell’Abbazia nel sito dedicato. Una storia ricchissima di eventi che connotano la Chiesa tra i monumenti più importanti della storia europea con particolare attenzione nell’Alto Medioevo. Dichiarata monumento nazionale nel 1928, per la bellezza architettonica ed artistica del monastero e della basilica, testimonianza di una storia più che millenaria tra periodi di grande splendore e periodi di decadenza. Nel 1931 l’Istituto Luce realizza il cinegiornale a lei dedicato. In questi primi anni della produzione documentaria molti sono i servizi fotografici e cinematografici dedicati al patrimonio artistico culturale della nazione. Il breve filmato muto è un omaggio alla bellezza della badia e del piccolo borgo, alla dolce quiete della vita rurale della Sabina. L’Abbazia, il fiume, il ponte, le coltivazioni, il pascolo. Spazi di pregheria e spazi di bellezza.

Oggi l’abbazia benedettina di Santa Maria di Farfa è un centro di cultura e di spiritualità. Nonché sede di una Accademia musicale. Nel 2000 è stato inaugurato un nuovo museo. Un modo diverso di raccontare la storia dell’Abbazia. Emanuele Luzzati, scenografo, animatore ed illustratore, suggerisce una narrazione sul mondo monastico e sulla società medioevale attraverso la ricostruzione scenografica del contesto e i reperti, frammenti lapidei di varie epoche si alternano a moderni oggetti d’arte. 12 scene raccontano i momenti più importanti della vita dell’Abbazia.

Due letture diverse sull’immaginario narrativo dell’Abbazia di Farfa. Nel 1931 il messaggio è l’invito all’oasi di preghiera e pace, nel 2000 il messaggio è educativo senza essere didascalico, anzi leggero. Settanta anni separano i due stili narrativi, ma entrambi usano la sensorialità per raccontare la storia di questo straordinario luogo. Il contenuto del racconto viene percepito dall’esperienza sensoriale visiva ed uditiva, immediata. Solo apparentemente semplice.

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